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Vincere o morire


Per preparare la truppa alla pugna, venne praticamente requisito un albergo in località Alpino, una frazione di Stresa rinomata per il suo clima salubre.
Sono stagioni trionfali per il Torino del Trio delle meraviglie e per la Juventus del Quinquennio doro, per lAmbrosiana di Meazza e per il Bologna che tremare il mondo fa; sono gli anni della Roma testaccina e della Lazio di Silvio Piola, protagoniste di derby.
Per giostrare sulle ali cerano i tre oriundi Mumo Orsi, Filó Guarisi e il Corsaro nero Guaita.
Analoga capienza aveva il Giovanni Berta di Firenze, inaugurato nel 1931, che condivideva con limpianto torinese la qualifica di capolavoro dellarchitettura razionalista.
Attaccando a sorpresa, nella marsbet scommesse battaglia di Trenton, attraversando il fiume Delaware, George Washington gridò "Vittoria!" e la truppa rispose "O morte!" "Vittoria o Morte" e "Con o sopra lo Scudo" era il motto riportato sulle prime bandiere rivoluzionare nella.A marcare lepica del calcio italiano arrivano, sollecitati con forza dalla dittatura, i grandi trionfi degli Azzurri: i titoli mondiali del 1934 e del 1938, e quello olimpico ottenuto nel 1936.Arpinati, presidente Figc, squalificò il Torino ma non premiò la seconda classificata, il Bologna, squadra della sua città, per evitare favoritismi.Il pallone, i suoi, lo videro di rado: dovevano limitarsi a correre, correre e correre.Vittoria o morte è uno slogan usato diverse volte nel passato come motto o come grido di battaglia: è la traduzione dei motti di diversi clan scozzesi : la bandiera di Bedford, il più antico vessillo esistente della rivoluzione americana riporta il motto.(dal Corriere del Mezzogiorno).Per loro era prevista unulteriore tranche di ritiro in Toscana, stavolta dedicata alla tattica e al calcio giocato.



Ve ne proponiamo un brano qui di seguito.
Per loro si spalanco la porta di un nuovo romitaggio: sede designata era Roveta, sulle colline sopra Firenze.
Con labilità dello scrittore e la passione del tifoso, Enrico Brizzi racconta gli anni in cui il calcio divenne un affare di stato.
Gli assi del calcio in camicia nera racconta i protagonisti, le vittorie, ma anche le enormi contraddizioni di quegli anni.Limpianto milanese di San Siro, ancora composto da quattro tribune rettilinee separate fra loro, si fermava.000 posti.Le storie del calcio italiano nel ventennio, scrive Brizzi nelle conclusioni compongono laffresco grandioso e terribile di un Paese, il nostro, che troppo a lungo si era fatto portare al guinzaglio e ne pativa le conseguenze.Vince aut morire (vincere o morire garrosh Malogrido usa questa frase all'inizio di ogni partita su Hearthstone.Costantino, ala straordinaria, fu anche protagonista della vittoria degli azzurri della Coppa Internazionale, battendo la stellare Ungheria per 5-0 (siglò una rete) a Budapest in uno stadio ammutolito, nonché siglando una doppietta al portiere Zamora in una epica sfida Italia-Spagna vinta dagli iberici per 2-3.




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